Dom09232018

Last updateMar, 23 Lug 2013 2pm

Errore
  • [sigplus] Critical error: Image gallery folder tivoli/villa-d-este is expected to be a path relative to the image base folder specified in the back-end.

Articoli

Tivoli - Villa D'este

[sigplus] Critical error: Image gallery folder tivoli/villa-d-este is expected to be a path relative to the image base folder specified in the back-end.

CENNI STORICI

All’interno della cinta muraria edificata dal Barbarossa esisteva una zona coperta di vigne, poche case, rari oliveti; nel punto dove doveva sfociare il canale, che traversando il sottosuolo della città vi conduce le acque dell’Aniene, fu compreso e demolito un gruppo di abitazioni e qualche sacro edificio tra i quali la chiesa di Santa Margherita e l’ospedale di Sant’Antonio, scomparve anche una grande scalinata che conduceva alla chiesa di San Francesco. La Villa, realizzata nel 1550 dal cardinale Ippolito II D’Este su progetto di Pirro Logorio, modificò in modo radicale sia l’andamento naturale dei luoghi, sia la struttura urbana consolidatasi nel periodo medievale. La scelta architettonica è ispirata all’esaltazione scenografica dei giochi d’acqua delle numerose fontane collocate all’interno della villa. Queste prendono il nome da famose statue in esse collocate e da originali congegni creati esclusivamente per il cardinale, il quale voleva generare stupore e meraviglia negli ospiti cogliendoli di sorpresa con uno spettacolo inaspettato e insospettato a tal punto che si potrebbe parlare di “poetica della meraviglia”.

{gallery}tivoli/villa-d-este{/gallery}

LA VILLA

Colui che giungeva a Tivoli, seguendo l’antica via, incontrava prima il c.d. Tempio della Tosse, poi sulla sinistra i resti del Santuario di Ercole Vincitore, quindi la Porta del Colle, al di là della quale a circa 200 mt sulla destra si apriva l’ingresso principale della Villa D’Este. Il visitatore dunque, contrariamente a oggi saliva verso il Palazzo, incontrando nei giardini dapprima una parte pianeggiante, poi un ripido pendio e quindi l’area di base del Palazzo. Quello invece dei nostri tempi riceve un’impressione diversa, sia perché il nuovo ingresso è in alto quindi si scende a visitare i giardini partendo dal Palazzo, sia a causa dello sviluppo e dell’altezza notevole raggiunta da alcune specie di alberi ormai secolari, in particolare i cipressi, i quali concorrono a creare un’atmosfera “romantica” e ad offuscare il razionalismo che era stato alla base dell’ideazione sia della Villa che del Giardino. L’attuale ingresso è situato in Piazza Trento ed è costituito da un portale quattrocentesco che immette in un ampio corridoio voltato e affrescato con scene bibliche, che a sua volta confluisce nell’antico chiostro benedettino. Una targa commemorativa posizionata, nel chiostro, accanto alla fontana con Ninfa dormiente, ricorda che Liszt abitò per alcune estati all’ultimo piano del palazzo, ospite dell’allora proprietario cardinale Hohenlohe. Qui compose pezzi di grande virtuosismo e di forte espressività come “Jeux d’Eau”, “I cipressi di Villa D’Este” e la Predicazione agli uccelli nella “Leggenda di San Francesco d’Assisi”. Dal chiostro si accede agli appartamenti superiori che affacciano sui giardini sottostanti. Particolare attenzione meritano le volte decorate con rappresentazioni delle allegorie delle virtù, dipinte da Livio Agresti e dai suoi allievi. Negli appartamenti inferiori, ai quali si accede da un corridoio decorato con mosaici rustici e fontane, sono presenti pregevoli affreschi ad opera di Federico Zuccari e Girolamo Muziano . Dall’affresco del Muzziano, nel Salone di Rappresentanza del palazzo, si può conoscere il progetto originario della Villa, suddivisa secondo criteri classici, in cardi e decumani, cioè in linee rette incontratisi ad angolo retto. La regolarità non poté essere conseguita sul lato est a causa della presenza della Chiesa della Carità e per l’impossibilità di espropriare altro terreno e all’interno della città abitata. Nella sala centrale e nella sala della caccia inoltre sono presenti scene pittoriche attribuite al Tempesta.

 

{gallery}tivoli/villa-d-este-di-notte{/gallery}

I GIARDINI

Nel parco si incontra la GROTTA DI DIANA adornata da stucchi, mosaici e altorilievi rappresentanti Nettuno, Minerva, le Muse. Proseguendo il percorso si può ammirare la FONTANA DEL BICCHIERONE, concepita nel progetto di Gian Lorenzo Bernini come una grande conchiglia; dal viale in discesa, lato sinistro, si raggiunge la ROMETTA, complesso scultoreo raffigurante i principali edifici dell’antica Roma riprodotti in miniatura (Septizonium, colonna traiana, tempio della Vittoria, archi trionfali di Tito, Settimio Severo e Costantino) utilizzato come il fondale di corte. Suggestive sono le statue di Roma e della Lupa con i Gemelli, scolpite da Pierre de la Motte. Sul lato sinistro sono rappresentati il Tempio della Sibilla e il fiume Aniene, le cui acque si congiungono con quelle del Tevere. Al centro del fiume è l’Isola Tiberina, a forma di nave, con l’obelisco. Dopo la fontana di Rometta si percorre il lungo viale delle CENTO FONTANE, così definito per i numerosi getti d’acqua zampillanti da fontane dalle svariate forme aquile e gigli desunti dallo stemma del cardinale Ippolito II d’Este oppure barchette e obelischi. Su tre piani corrono altrettanti canali d’acqua simboleggianti i fiumi Albuneo, Aniene, Erculaneo, che vanno a confluire (all’estremità meridionale) in quello simboleggiante, a sua volta, il fiume Tevere. Al di sopra del canale centrale, la parete era decorata da 91 rilievi in terracotta, conservati solo in parte e comunque, attualmente ricoperti dal muschio e perciò non visibili. Essi furono ispirati a favole mitologiche suggerite dalle “Metamorfosi” di Ovidio. L’acqua occorrente per tante, e spesso possenti fontane, venne dedotta dal fiume Aniene, che fu raggiunto scavando un tunnel sotterraneo, oppure dalla sorgente Rivellese. Il fiume fornisce, come da sempre, il massimo dell’acqua (non potabile): ben 1200 litri al secondo; mentre modesta, anche se potabile, fu la portata dell’acquedotto Rivellese, che alimentava poche fontane. Mediante il tunnel l’acqua raggiunge la parte superiore della Fontana dell’Ovato, da cui si dirama per tutta la Villa. A QUESTO VIALE IL POETA Gabriele D’Annunzio dedico’i versi scolpiti su una lapide situata accanto allíngresso alla Fontana dell’Ovato:

<Parlan, fra le non tocche verzure, le cento fontane,

parlan soavi e piane come femmine bocche,

Mentre sui lor fastigi che il sol di porpora veste

Splendono oh gloria d’ Este l’aquile e i fiordaligi.>

Il viale delle Cento Fontane confluisce sulla FONTANA DELL’OVATO, è importante sottolineare che uno dei principi, con cui si costruì la Villa, è quello della simmetria o della contrapposizione delle parti, per cui ad un elemento (fontana, statua episodio mitologico) posto su un estremo di un viale corrispondeva uno di richiamo dall’altro estremo così, il viale delle Cento Fontane immette, da un capo, nella Fontana di Tivoli, dall’altro, nella Fontana di Roma, contrapponendo l’Aniene al Tevere, la cascata di Tivoli ai monumenti classici di Roma, le bellezze “naturali” della prima alle “artificiali” della seconda. Nel simbolo della Villa, Tivoli e Roma sono intesi come avversari, rappresentati come cavallo (Tivoli) e come Leone (Roma). Una lotta fra questi due animali era stata posta nel 1607 nella “Rometta”. La fontana di Tivoli, detta fin dal 1576 dell’Ovato per la sua forma ovale, rappresenta simbolicamente la grande cascata di Tivoli, mentre le rocce, che in alto la sovrastano, ricordano i monti della città, da cui discendono tre fiumi, Albuneo, Erculaneo, Aniene. Questi, secondo noti schemi classici sono simboleggiati da statue. In alto c’è quella della Sibilla Albunea (onde il fiume Albuneo) con un bambino, inteso come Melicerte (il figlio della ninfa Ino, poi divenuta Leucotea, che fu assimilata alla Sibilla Tiburtina), mentre le statue simboleggianti gli altri due fiumi sono poste in due grotte vicine, ai lati della Sibilla Albunea. Una delle attrazioni principali della villa era e continua ad essere la spettacolare FONTANA DELL’ORGANO idraulico, che emetteva il suono grazie ad un complesso meccanismo ideato dal francese Claudio Venard sfruttando la caduta dell’acqua, che spingeva aria ad uscire dalle canne, mentre un’altra macchina abbassava i tasti era considerato un organo eccezionale, per essere completamente automatico, e riscosse subito l’ammirazione di tutti, tra cui quella del pontefici Gregorio XIII, che si recò a visitare la villa nel settembre 1573. Iniziata nel 1568 e terminata nel 1611 dal cardinale Alessandro d’Este, la fontana presenta un prospetto barocco che differisce in parte da quello originario. Inizialmente nella grande nicchia centrale doveva essere posta la STATUA DELLA DEA DELLA NATURA o della Fortuna, copia in travertino della Diana di Efeso, simbolo della eterna fecondita’della natura, scolpita dal fiammingo Gillis Van den Vliete che successivamente fu sistemata nella parte bassa del giardino, e nelle due nicchie laterali, le statue di Apollo e di Diana. Quest’ultima invece fu sostituita da quella di Orfeo. Inoltre, sempre per volontà del cardinale Alessandro, nella nicchia centrale si costruì un tempietto a protezione dell’organo idraulico. Di grande plasticità è l’edicola in stile barocco del Bernini che sormonta la vasca. È opportuno ricordare che il cardinale Ippolito II volle che la Villa fosse ricca di statue, alcune delle quali fatte appositamente scolpire, altre antiche, prese da campagne di scavo, a tal uopo organizzate, specialmente nell’area della Villa Adriana. In quest’opera di recupero egli dovette avvalersi dell’esperienza di Pirro Logorio. La Dea della Natura fu rimossa dal Cardinale Alessandro d’Este nel 1611, in un momento in cui, per l’azione della Controriforma, molto dello spirito paganeggiante (di cui si era alimentata la cultura del grande mecenate Ippolito II) era svanito. Per questo motivo vennero rimosse molte statue dal luogo originario senza tener conto della originaria e razionale disposizione. Delle notevoli statue antiche, che ornavano la villa, ora abbiamo purtroppo solo alcuni elenchi.Continuando la visita si può ammirare la FONTANA DEI DRAGHI, posta al centro di una doppia scalinata disposta ad arco ellittico. Deve il suo nome alla presenza di un gruppo di quattro draghi con le fauci aperte dalle quali svettano alti zampilli posti di fronte a una nicchia in cui fu sistemata una colossale statua di Ercole. Fu costruita in una sola notte, in onore di Gregorio XIII, ospite di Ippolito d’Este nel 1572. Bisogna notare che questo straordinario complesso è posto sull’asse maggiore del Giardino, sul quale, a differenti altezze vennero collocate rappresentazioni di Ercole, con evidente scopo di sottolinearne l’importanza, alcuni membri della casata infatti portano il suo nome. Nel caso specifico della Fontana dei Draghi, si alluderebbe all’undicesima fatica di Ercole: la conquista delle mele d’oro custodite nel giardino delle Esperidi dal drago Ladone, che aveva cento teste. L’eroe uccise il drago e portò ad Euristeo tre pomi. Da qui il motto del cardinale Ippolito II : “ab insomni non custodita dracone”. In origine questa fontana era dotata di un complicato congegno, (ideato dall’idraulico Tommaso da Siena), capace di produrre improvvisi e violenti getti d’acqua il cui suono somigliava al crepitio di armi da fuoco, mentre la multiforme disposizione degli zampilli richiamava alla mente la vecchia girandola di Castel S. Angelo in Roma. Per questo motivo la Fontana dei Dragoni, simboli dello stemma di Gregorio XIII, e’ anche denominata Fontana della Girandola. Un’altra delle tante meraviglie che dovevano stupire il visitatore era costituita dalla FONTANA DELLA CIVETTA opera di Giovanni del Luco e di Raffaele da Sangallo un sofisticato meccanismo nel cui interno erano sottili rami e uccellini di bronzo, i quali cantavano finché compariva una civetta che faceva cessare il loro gorgheggio. Il complicato congegno (che sfruttava la caduta dell’acqua per far avvicinare la civetta e la spinta dell’aria, anch’essa realizzata con la pressione dell’acqua, per produrre un suono simile a quello dell’ocarina uscendo dal becco degli uccelli) oggi è inesistente e perciò la fontana offre solo un piacere visivo. Essa consiste in una nicchia racchiusa da colonne coperte da mosaico, sulle quali si avvolgono viti con le mele d’oro del Giardino delle Esperidi. In alto, fra due figure femminili, due angeli sorreggono lo scudo del cardinale ornato da aquile e gigli, elementi che coronano, come fastigi o acroteri di un tempio, tutto il monumento. La FONTANA DI PROSERPINA è situata sulla sinistra della fontana della Civetta. Le sculture poste nel ninfeo rappresentano appunto il ratto di Proserpina; ai lati due nicchie delimitate da colonne a tortiglione avvolte da tralci di vite. Costeggiando un tratto delle mura cittadine, si raggiungono le PESCHIERE, tre grandi vasconi rettangolari nei quali si raccoglie tutta l’acqua della Villa, svolsero anche un ruolo di tipo ricreativo per l’allevamento dei pesci. Qualcosa di insolito avvenne in questi bacini nel 1584, durante il cardinale Luigi d’Este, successo allo zio Ippolito II nella proprieta’della Villa. Cinquanta schiavi turchi, acquistati a Venezia per conferire un carattere esotico alla bizzarra vita di corte, ribellatisi ai custodi della Villa, li gettarono nei vasconi trattenendoli con la testa all’ingiu’fino a completo annegamento. Dopo il plurimo delitto gli schiavi si diedero alla fuga nelle campagne vicine e il cardinale Luigi provvide a farsi inviare altri 50 schiavi turchi dalla Serenissima, ma tali e tanti furono i guai che gli procurarono i nuovi acquisti che il cardinale se ne sbarazzo’rivendendoli alla corte di Napoli. Dalle Peschiere si può ammirare la monumentalità della FONTANA DI NETTUNO, realizzata da Attilio Rossi con lo scopo di creare una continuità visiva e scenografica tra lo specchio d’acqua delle peschiere e la sovrastante Fontana dell’Organo, grazie agli imponenti zampilli d’acqua e alla cascata. E’senz’altro la piu’imponente e suggestiva tra tutte le fontane e il suo nome deriva dalla statua di Nettuno collocata entro la nicchia nella parte centrale della fontana. Infine dalla ROTONDA DEI CIPRESSI, ricordata anche da Gabriele D’Annunzio nel suo Notturno:

< essere il piu’alto e il piu’fosco

cipresso della Villa d’Este,

dopo il crepuscolo

quando la fontana

rimuove il velo del capelvenere

dalla sua orecchia stillante

per ispirare il rumore remoto

della cascata tiburtina;

e palpare la grazia della sera

con il chiaro verde sensibile

che orla il fogliame funerario>.

Dal centro della Rotonda si presenta al visitatore una visione d’insieme della residenza estense, che si innalza maestosa su un’ampia e digradante distesa di lussureggiante vegetazione, delle fontane e del paesaggio circostante. Nei dintorni troviamo la FONTANA DI ARIANNA, in prossimita’del muro di cinta che si affaccia sulla campagna tiburtina; la FONTANA DELLE AQUILE ESTENSI e i ruderi di una CASA ROMANA.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna