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Tivoli - Villa Gregoriana

CENNI STORICI

Quando il grande geografo dell’ età augustea, Strabone venne a Tivoli rimase colpito da due spettacoli: il Santuario di Ercole Vincitore e la grande cascata, che rumoreggiava sotto i templi dell’ acropoli. Il fiume Aniene nei periodi di piena diveniva però minaccioso e difficilmente controllabile, pronto a travolgere le varie dighe, che di volta in volta venivano ricostruite, presso l’ odierno Ponte Gregoriano, per trattenere l’ acqua che costituiva la naturale forza motrice dei numerosi mulini. Una piena disastrosa è ricordata nel 105 d.C. da Plinio il Giovane; un'altra catastrofica, si verifico nel 1826. Fu allora che l’ architetto Clemente Folchi pensò a una galleria sotto le falde del Monte Catillo, per deviarvi l’acqua dell’Aniene. Il Pontefice Gregorio XVI autorizzò il progetto, che fu portato a termine a tempo di record, perché in meno di due anni, a partire dal 6 luglio 1832, si scavarono due tunnel paralleli, lunghi 300 metri che allontanarono cosi il fiume dalla città e con esso ogni pericolo per l’abitato. Il 7 ottobre 1835 ci fu l’inaugurazione ufficiale. Il papa assisteva da un punto opportunamente studiato, ancor oggi detto “Il Trono”, da cui si può ammirare l’eccezionale salto, di circa 150 metri, della cascata gregoriana, che chiude a destra la Villa, anch’essa detta Gregoriana, come il Ponte, a ricordo del pontefice che liberò Tivoli dall’incubo delle piene. Si ottennero così i risultati tanto agognati dai tiburtini e contemporaneamente si ripristinò il livello del fiume verso i cinque canali che alimentavano i numerosi opifici. Quello che era stato il vecchio corso del fiume Aniene diventò così il braccio derivatore, oggi ancor più declassato. È ancora l’acqua del fiume Aniene che assume un ruolo essenziale nella definizione paesaggistica dell’area, contrapponendo natura e artificio, paesaggio naturale e paesaggio costruito, con la Villa d’Este. Esse seppur diversissime, ispirate a canoni architettonici altrettanto diversi, mosse da culture lontane, traggono origine da un identico elemento ispiratore: l’acqua.

Tivoli - Villa D'este

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CENNI STORICI

All’interno della cinta muraria edificata dal Barbarossa esisteva una zona coperta di vigne, poche case, rari oliveti; nel punto dove doveva sfociare il canale, che traversando il sottosuolo della città vi conduce le acque dell’Aniene, fu compreso e demolito un gruppo di abitazioni e qualche sacro edificio tra i quali la chiesa di Santa Margherita e l’ospedale di Sant’Antonio, scomparve anche una grande scalinata che conduceva alla chiesa di San Francesco. La Villa, realizzata nel 1550 dal cardinale Ippolito II D’Este su progetto di Pirro Logorio, modificò in modo radicale sia l’andamento naturale dei luoghi, sia la struttura urbana consolidatasi nel periodo medievale. La scelta architettonica è ispirata all’esaltazione scenografica dei giochi d’acqua delle numerose fontane collocate all’interno della villa. Queste prendono il nome da famose statue in esse collocate e da originali congegni creati esclusivamente per il cardinale, il quale voleva generare stupore e meraviglia negli ospiti cogliendoli di sorpresa con uno spettacolo inaspettato e insospettato a tal punto che si potrebbe parlare di “poetica della meraviglia”.

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