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Villa Adriana e i maestri dell'archittettura moderna


Il concetto di abitazione ad alta tecnologia, trova nell’architetto giapponese Tadao Ando uno dei più raffinati rappresentanti; il  senso di “calore” che le sue opere trasmettono pur essendo strutturalmente composte da un materiale “storicamente” freddo come il calcestruzzo, è una peculiarità che lo rende unico nel suo genere. Nel complesso residenziale Sayoh, progettato dal Tadao e realizzato a Hyogo in Giappone, il sapiente uso del calcestruzzo, modellato in maniera raffinata e quanto mai elegante, evidenzia le astratte qualità figurative dello stesso; avvalendosi di una manodopera qualificatissima in grado di realizzare una carpenteria particolarmente curata, utilizza getti di calcestruzzo molto denso; il buon drenaggio, garantito dalle casseforme, e l’accurata lavorazione del calcestruzzo fanno sì che la parete risulti omogenea e levigata e presenti una superficie lucida segnata con regolarità dai profili delle casseforme e dai punti di ancoraggio. Come lui stesso dice “il calcestruzzo mi pare il miglior materiale per creare spazi modellati dalla luce del sole, a patto di non impiegarlo in maniera rigida e pesante e di farlo apparire invece omogeneo e leggero nel definire piani e superfici”. Guardando attentamente la planimetria del complesso Sayoh ci si rende conto che questo progetto poteva collocarsi tra gli esempi di “concatenazione tipologica”, ossia un procedimento abituale in quelle architetture che esibiscono apertamente la complessità e la frammentazione delle loro componenti eludendo qualsiasi tentativo di sottometterle ad una legge unica globale. Un caso emblematico è la Villa Adriana a Tivoli, che si articola in una sequenza infinita di sale, recinti e cortili, ciascuno dotato di una forma indipendente. In questo complesso si alternano strutture lineari e centrali, claustrali e cruciformi, combinate secondo uno schema assiale composito e collegate tramite articolazioni puntuali che, come in un ingranaggio, permettono il relativo movimento delle parti all’interno del complesso stesso.

      

Come scrive Carlos Martì Arìs “procedimento che si basa sull’aggregazione di componenti diverse che si intrecciano, conservando tutta la propria autonomia”. Anche tra i grandi edifici conventuali del Medioevo incontriamo numerosi esempi di concatenazioni tipologiche. L’architettura di Louis Kahn fornisce un esempio attuale di questo tipo di procedimento, in effetti sia la Villa Adriana che i conventi medioevali rappresentano punti di riferimento decisivi per Kahn. In molti suoi lavori più importanti egli si pone con insistenza l’obbiettivo di scomporre il complesso architettonico nelle sue parti costitutive, cercando di mettere in risalto la forma di ciascuna di esse affinché si manifestino in modo indipendente (es.: il Priorato di Sant’Andrea a Valyerno ed il Convento delle Suore Dominicane a Media).

      

Nel Priorato di Sant'Andrea, il monastero è situato alla sommità di una collina; il piano si adatta alla configurazione del terreno; le celle sono situate sul fianco della collina. Nel Convento delle Suore Dominicane le celle sono disposte a recinto attorno all'insieme delle sale comuni. Se si guardano gli elementi della composizione sembrano disposti a caso quasi scomposti; il recinto è l'elemento che unifica e, al tempo stesso, dà un ordine all'insieme. Si evidenzia in questo modo un tipo base (Villa Adriana) che si risolve, però, in forme diverse. Il tipo ha una attitudine intrinseca a modificarsi. Esso non ha una identità costante, data una volta per tutte; ogni manufatto architettonico che viene prodotto, riconducibile ad un particolare tipo, può contenere delle varianti innovative che entrano a far parte delle caratteristiche di quel tipo e quindi ne modificano parzialmente l’identità perché allargano il suo campo di definizione; il tipo tende ad includere le varianti che sopravvengono come risposta ad una nuova esigenza. Paragonando i progetti di Kahn con quello di Ando si evince che (citando Carlos Martìn Arìs) “anche essendo destinati ad attività profondamente diverse, i complessi presentano una affinità tipologica profonda. Questo non significa che esiste una somiglianza fisionomica tra i tre; pur presentando la stessa struttura le loro componenti si articolano in modo diverso, configurando soluzioni sostanzialmente differenziate, adeguate alle condizioni particolari del caso e del luogo". L’analisi dell’opera dei maestri dell’architettura moderna dimostra che in essa il progetto non è concepito come invenzione ex-novo, ma come trasformazione di un materiale preesistente. Ogni nuovo progetto è lo sviluppo di idee implicitamente presenti in opere precedenti. Ogni opera è il punto di arrivo di una traiettoria personale. Questa traiettoria, però, non si inserisce su un terreno vergine, ma attraverso un territorio dissodato da tempi remoti, delimitato e percorso da una fitta rete di sentieri che si incrociano fra di loro. Il progetto si sviluppa dunque orientandosi in questo terreno, tracciando nuovi percorsi e stabilendo nuovi collegamenti, ma confrontandosi comunque ed inevitabilmente con la sua topografia e con i luoghi che lo costituiscono.

A cura dell' Architetto Arcangeli Simonetta