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Tivoli: il luogo preferito dagli opifici


Il sistema di regolamentazione e sfruttamento delle acque dell'Aniene per mezzo di canali sotterranei rimase in uso a Tivoli anche nel Medioevo e in parte lo è ancora oggi. Le zone "industriali" occupate da mole e mulini erano nel Medioevo le stesse del XIX secolo e del periodo romano.
Una prima concentrazione di mulini si trovava in località Vesta fra l'Acropoli e il Rinserraglio, ove sboccavano i canali Leone, Casacotta e Spada; la seconda importante concentrazione di opifici era sul pendio sottostante via del Colle nel tratto fra il Duomo e il santuario di Ercole Vincitore. Qui giungevano i canali Brizio e Forma che attraversavano il sottosuolo della città; le "aquimolae" di via del Colle sono citate nel famoso documento del 978 che descrive la regione del Foro.
Gli impianti a forza idraulica più diffusi nell'alto Medioevo risultano i mulini per il grano (aquimolae o molendini) coltivato sia presso la città sia nei centri vicini; ne vengono ricordati parecchi di proprietà dell'episcopato (sec. X), di enti ecclesiastici o di personaggi facoltosi in grado di sostenere le spese per l'impianto. L'acqua dopo l'uso serviva per l'irrigazione degli orti.Nella prima metà del XVI secolo a Tivoli, i mulini erano 18 come i frantoi.
Fra il 1300 e il 1400 i canali azionavano anche "ferrariae" e "arontatoria" per la lavorazione del ferro importato da Roma e poi rivenduto nei mercati vicini, e poche "valchae" per i tessuti.


Natura e ambiente

Nel secolo XIX sicuramente, il rapporto paesistico-ambientale subisce grandi mutamenti, che nascono dalla deviazione dell'antico corso del fiume Aniene nei pressi dell'Acropoli. La causa scatenante nasce dall'evento catastrofico delle piene del 1826.
Lo scenario naturale cambiò ripetutamente con la nuova cascata, anche il paesaggio urbano muta rispetto al tessuto omogeneo di origine medievale. Ne è causa lo sviluppo industriale, che, sfruttando l'energia idraulica delle acque, localizza le prime vere e proprie strutture edilizie industriali a ridosso dell'antico nucleo storico di Tivoli.


Produzione

Il processo dinamico socio-economico degli ultimi venti anni ha subito grandi mutamenti, registrando un'inversione di tendenza a sfavore dell'aspetto industriale. La produzione cartaria che aveva rappresentato una caratteristica storica della valle dell'Aniene, oggi è quasi inesistente soprattutto nella città di Tivoli. Tutta la riconversione di nuovi stabilimenti, prima posizionati a ridosso del quartiere medievale, rilocalizzati nei pressi di Ponte Lucano non ha avuto vita lunga.
Infatti dagli anni '50-'60, anni in cui si costruirono i nuovi impianti, l'industria cartaria ha retto l'economia di mercato fino agli inizi degli anni '80. Anche in questo caso, così come avvenne per le antiche "cartiere del Colle" si è riproposto il problema urbanistico ed edilizio del riutilizzo degli enormi manufatti dismessi. Le vecchie strutture ottocentesche e dei primi del '900, ancora non trovano una giusta riutilizzazione sia funzionale che ambientale, testimoniando, nello stato di degrado in cui si trovano, lo spettro del passato.