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Il bullismo al di là dei luoghi comuni.

Lo studio del fenomeno del bullismo affonda le sue radici negli anni ’70 quando in Norvegia un gruppo di psicologi propose un'intervista strutturata a un campione di 150.000 ragazzi per l'analisi dei comportamenti di prepotenza nelle scuole. Oggi è un fenomeno ancora estremamente diffuso e nella nostra attività professionale, ci accade frequentemente di essere chiamate a gestire episodi di bullismo. Si parla di atti di bullismo quando sono presenti comportamenti di prevaricazione, oppressione perpetuata e ripetuta nel tempo; può riguardare un singolo ragazzo o, più frequentemente, un piccolo gruppo (bulli) che agisce su un compagno (vittima) che viene percepito come debole. Una caratteristica specifica è la presenza “di cornice” di un restante gruppo di ragazzi che rimane silente osservatore dello svolgimento di questo dramma.

Non è facile, ma talvolta qualche giovane chiede aiuto e ciò avviene sia per coloro che assumono ruoli di vittima, ma anche per quei ragazzi che invece agiscono le prepotenze e vanno a impersonare il ruolo del bullo. Ciò aviene attraverso varie figure: un docente fidato, un genitore, lo psicologo scolastico (laddove ancora sia un servizio offerto dall'Istituto o dalle ASL), un compagno . Quando ciò avviene, solitamente le difficoltà segnalate riguardano: 

-        il sentirsi ingiustamente aggrediti da amici/compagni;

-        il disagio per il percepisi esclusi dal gruppo;

-        la preoccupazione per la propia incapacità a controllare l' aggressività (a volte i ragazzi si accorgono di riuscire a stare in relazione con i compagni solo adottando questo ruolo)

-        il conflitto tra l'attrazione per quelle che definiscono "cattive compagnie" e il desiderio di cambiare; tale conflitto è determinato dalla critica verso se stessi e le proprie scelte.

Trovarsi all'interno di gruppi giovanili caratterizzati da prepotenze, sbilanciamenti di potere, aggressività, è un'esperienza che lascia dei postumi: sintomi somatici e psicologici; espone ad irridigimenti psichici, specie sul versante dell'identità (identificazione con figure violente, ma anche timidezza e insicurezza).

Le vittime manifestano: solitudine, depressione, disturbi del sonno, incubi notturni, disturbi dell'alimentazione, ma il rischio sociale più preoccupante è l'abbandono scolastico, che talvolta  viene pensato come l'unico modo per sottrarsi alle prepotenze.

Ma anche i bulli rischiano! Soprattutto di rimanere intrappolati in una modalità di comportamento antisociale, sotto il predominio della prepotenza; si possono trovare incapaci si instaurare relazioni basate sulla comprensione, la condivisione, la stima, la responsabilità e l'affetto.

Il senso di colpa, di inadeguatezza e l'insicurezza suscitata dal trovarsi in situazioni pericolose sono i sentimenti circolanti negli ambienti scolastici in cui si rilevano fenomeni di bullismo.  

Da un'attenta lettura clinica si comprende quanto queste sofferenze, apparentemente così diverse, rimandano ad una comune difficoltà: l'incapacità della gestire la propria aggressività, che invece di essere utilizzata in modo adeguato o viene inibita (è ciò che accade per lo più alla vittima) o viene espressa in maniera diretta e violenta, senza mediazioni e talvolta con esibizione, spinta e sostenuta più dalle dinamiche del gruppo che per una scelta e una predisposizione personale (è ciò  che accade al  bullo).

A cura delle dott.sse Marcella Fazzi e Barbara Vecchioni

Studio di Psicologia Tivoli

www.studiopsicologiativoli.it

0774.335712