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Il lungo cammino della genitorialità

 

La parola Gravidanza deriva dall’aggettivo latino gravidus, che significa “pesante, carico, pieno” e si riferisce al reale “peso” del feto che la donna incinta porta con sé. Ma i lunghi 9 mesi dell’attesa non rappresentano solo un periodo di trasformazioni fisiologiche del corpo della donna che pian piano cambia adattandosi naturalmente alla crescita del piccolo; è la coppia ad essere in attesa del nascituro e a vivere un momento pieno: di emozioni, di cambiamenti, di ridefinizioni del proprio ruolo, di crescita, di fantasie, aspettative e anche di confusione. È così che il bambino nasce molto prima del giorno del parto, quando i futuri mamma e papà fantasticano e immaginano il figlio che verrà alla luce.

Uomini e donne, però, fanno fantasie molto diverse sul piccolo. La mamma, sul finire del periodo di gestazione, tende a pensare con timore e desiderio al giorno del parto e a costruire un’immagine del piccolo in età neonatale: un piccino da accudire, proteggere e coccolare. L’uomo invece inizialmente fa più fatica a fantasticare il proprio figlio e, quando lo immagina, pensa in modo più concreto ad un bambino già grande (di 4-5 anni), con il quale condivide il gioco, le esperienze e i progetti.
Entrare in una relazione ancora immaginaria con il bambino sembra essere il precursore del divenire genitori; il fatto che ciò accada così diversamente per i due pare indicare in modo chiaro quali diverse e complementari caratteristiche la madre e il padre andranno sviluppando nei loro reciproci ruoli: l’una perlopiù accudirà,e l’altro aiuterà e sosterrà il piccolo nell’esplorazione. I due ruoli non sono fissi e rigidi, ma intercambiabili cosicché a volte la mamma “indosserà i pantaloni” e il papà assumerà atteggiamenti più teneri ed empatici. Così ha inizio il lungo cammino della genitorialità, un processo dinamico, tutto nuovo, meraviglioso e complesso.

 

A cura delle dott.sse Marcella Fazzi e Barbara Vecchioni 
Studio di psicologia Tivoli
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