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LA
CAVA
Una
serie di fasi preparatorie è necessaria
prima dell’estrazione. Prima di tutto è
necessario rimuovere uno strato piuttosto sottile
di terra (50/60 cm) e poi una specie di “cappello”,
di spessore variabile tra gli 8 e i 15 metri.
Il “cappello” è una formazione
calcarea che negli strati superiori si rimuove
facilmente con metodi tradizionali di sbancamento,
ma per il livello inferiore e per uno spessore
che varia dai 2 ai 5 metri, deve essere frantumato
da attrezzature speciali e poi rimosso normalmente.
Dato il valore di un deposito di travertino, questa
enorme massa di materiale deve essere rimossa
dal luogo di estrazione, col conseguente problema
di trovare dei luoghi dove depositarla, luoghi
che devono essere piuttosto lontani dal bacino
estrattivo. Per questo motivo viene affidato a
ditte specializzate il compito di scoprire lo
strato di travertino.
Una volta che la superficie del travertino è
stata portata alla luce, è necessario “realizzare
l’apertura”, che corrisponde ad estrarre
un “tassello”, e dal buco può
iniziare la vera fase estrattiva.
Questa operazione estremamente delicata viene
portata avanti con una serie di leggeri tagli
inclinati intersecati tra loro (circa 100) per
facilitare l’estrazione del tassello.
L’altezza del tassello è determinata
dalla scoperta del primo strato orizzontale. Di
solito questo strato è determinato da una
linea di frattura nella divisione dei vari livelli
del deposito. Queste stratificazioni sono chiamate
“linee di giunzione” e in alcune aree
ce ne sono almeno sei per uno spessore totale
di circa 40 metri. Naturalmente l’apertura
dello strato è ripetuta per ogni livello
più basso e la cava sarà definitivamente
aperta soltanto quando si sarà assunto
che ci siano le caratteristiche richieste.
La vera fase produttiva dell’estrazione,
dopo la fase di apertura, avverrà tagliando
gli strati di travertino con un filo elicoidale
tenuto in tensione che trasporta lungo il suo
corso la sabbia silicica, permettendo alla sabbia
di erodere il travertino.
Oggi è comunemente utilizzata una sega
diamantata che oltre ad avere una capacità
di taglio notevolmente maggiore, ha permesso di
eliminare l’uso della sabbia, che dopo il
suo deposito alla base dello scavo rendeva necessarie
costose operazioni di pulizia, resa difficoltosa
dalla presenza di acqua che generalmente fuoriusciva
dalla base dello scavo. La differenza tra il filo
elicoidale e il filo diamantato sta non solo nel
fatto che con il filo diamantato è il filo
stesso che taglia, poiché è realizzato
da un cavo sul quale sono inserite le perline
diamantate, come una collana, che, sfregando contro
la roccia, la erode, ma anche nel principio tecnico
dell’operazione.
Il
filo elicoidale funziona per compressione, il
filo diamantato funziona per trazione. Questo
concetto rende diversi i metodi di lavorazione.
Per il filo elicoidale è necessario realizzare
due fori verticali nel quale passare due pulegge
portacavo e poi abbassarle gradualmente affinché
il filo opportunamente teso scorra sul travertino,
facendo pressione sulla mistura di acqua e sabbia
che erode il blocco. Invece, per tagliare con
il filo diamantato dopo aver effettuato un foro
verticale, è necessaria un’ulteriore
operazione, che può essere effettuata in
due modi. Il primo è realizzare un foro
orizzontale alla base della bancata. Il secondo
è la realizzazione di una fessura alla
base della bancata con una lama dentata speciale.
Una volta che il filo è stato inserito,
la macchina che tende il filo e lo fa girare scorre
sui suoi carrelli, creando la tensione necessaria
che permette alle perline diamantate di tagliare
la pietra.
Chiaramente, allo stato attuale delle cose, non
è possibile aprire le bancate con il filo
diamantato, poiché, come menzionato, per
l’operazione è necessario che la
facciata dello scavo sia già stata realizzata.
Alcune società di costruzione hanno in
fase di sviluppo avanzato un sistema che permetta
anche l'apertura della bancata. Al di sopra di
tutto questo dimostra la vitalità tecnologica
di un settore che era, da definizione, il più
tradizionale ed artigianale.
Terminata l’operazione di taglio, c’è
una fetta di bancata completamente isolata che
ora è pronta per essere abbattuta. Con
pale meccaniche, mucchi di breccia vengono disposti
sotto la bancata per evitare un impatto troppo
violento della bancata col terreno sottostante.
Contemporaneamente, con un martello pneumatico,
viene realizzato un alloggiamento per i martinetti
idraulici sulla parte superiore della bancata,
i quali, con una serie di spinte, fanno staccare
la bancata spostandone il baricentro e provocandone
la caduta.
A questo punto i blocchi vengono sezionati e selezionati
per colore e caratteristiche, vengono poi caricati
per mezzo di potenti ruspe adattate ad enormi
muletti su autocarri che li trasporteranno in
segheria, dove verranno squadrati perfettamente.
Non tutti i blocchi subiscono questo iter, infatti
a causa di dimensioni che non lo rendono conveniente
o di altri difetti, un blocco può essere
venduto così come è stato estratto
a laboratori in grado di sfruttarlo al massimo
per permettere il miglior utilizzo del materiale.
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