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IL
LABORATORIO
Blocchi,
lastre e sezioni arrivano in laboratorio. La segheria
e i tagliablocchi sono sistemi e macchinari che
sono molto standardizzati e la loro descrizione
è relativamente semplice ed universale, ma
per i laboratori, non è possibile dare una
descrizione univoca per le differenti tipologie
di macchinari e sistemi di lavorazione che vi si
possono trovare, al punto che provare ad elencarli
è praticamente impossibile. Questo è
dovuto principalmente alla diversa organizzazione
del lavoro che ognuno gestisce e al diverso tipo
di produzione che si ottiene dal materiale estratto
dalle cave o dal mercato in cui ciascuna azienda
è inserita. E’ comunque appropriato
descrivere la lavorazione che il travertino può
subire per diventare un prodotto finito, a seconda
della destinazione d’uso.
Le lavorazioni di base sono la squadratura alla
grandezza richiesta e la lavorazione della superficie.
Per la squadratura vengono utilizzate delle seghe
a ponte. Ogni laboratorio a livello industriale
ne possiede almeno una con la possibilità
di utilizzo di dischi diamantati da 600 a 900 mm
di diametro ed occasionalmente anche da 1000 mm.
Il diametro dei dischi è proporzionale agli
spessori da tagliare. I dischi hanno una capacità
di taglio pari a un terzo del loro diametro, così
un disco da 725 mm può eseguire un taglio
con uno spessore di 24 cm.
Dato che gli spessori richiesti sono normalmente
di 2 o 3 cm, un certo numero di lastre vengono generalmente
tagliate insieme, calcolando che la capacità
di taglio del disco sia la somma del loro spessore.
Per ottenere un’ottima produzione, è
necessario mantenere costante il funzionamento dei
motori, lo spessore del taglio, la qualità
dei macchinari e la precisione del taglio.
Le seghe a ponte normalmente hanno due piani per
permettere alla macchina di effettuare un taglio
mentre si stanno preparando le lastre per il taglio
successivo. I pezzi ottenuti alla dimensione richiesta
vengono fatti passare sotto la sabbiatrice che dà
al travertino il grado di finitura necessario.
Il processo finale di finitura della superficie
avviene per mezzo di macchine lucidatrici.
Queste, manuali od automatiche, si basano sul principio
dell’abrasione delle superfici, attraverso
passaggi successivi di speciali dischi abrasivi,
di conseguenza la superficie assume gradualmente
un aspetto più rifinito fino ad essere perfettamente
smussata.
Naturalmente la lavorazione può essere interrotta
in ogni momento, così da poter ottenere finiture
a grana grossa, media, fine, semilucide, lucide
e a specchio.
Altre lavorazioni particolari, come decorazioni
e ornamenti vari, possono essere realizzate, a seconda
delle quantità richieste, a mano o per mezzo
di apposite apparecchiature speciali.
Il
travertino ha una struttura alveolare che enfatizzata
in maniera minore o maggiore a seconda della sua
qualità.
Questa è una delle sue principali caratteristiche
in relazione ad altri marmi, e se da un lato questo
è un aspetto fortemente positivo (è
l’unico marmo che respira), nell’utilizzo
come pavimentazione e in altri casi si rende necessario
otturare gli alveoli ed ottenere una superficie
perfettamente liscia e priva di pori.
Questa operazione, chiamata stuccatura, viene normalmente
effettuata con una mistura di cemento bianco ed
acqua con l’aggiunta di tinte che rendono
il colore dello stucco simile a quello del travertino.
Questa stuccatura viene effettuata realizzando una
mistura di consistenza cremosa che viene passata
e premuta sulla superficie delle lastre con speciali
utensili. Ci sono anche macchinari per la stuccatura,
sia per le lastre che per le marmette. Questa fase
impone dei tempi di attesa prima che il travertino
possa subire successive fasi di lavorazione, poiché
lo stucco deve indurire e quindi il travertino viene
posto in fase di stagionatura.
Il tempo di stagionatura varia col clima e con l’organizzazione
aziendale di ciascuna ditta.
Infatti per ridurre il tempo di stagionatura sta
diventando sempre più comune l’utilizzo
di luoghi appositamente attrezzati. Un altro metodo
è quello di utilizzare degli appositi silos
di stoccaggio estremamente meccanizzati ed adeguati
alle necessità del settore, che permettono
la gestione di travertino stuccato senza interrompere
il ciclo di produzione.
La stuccatura può anche essere realizzata
con delle resine per ottenere degli effetti particolari,
ma tali lavorazioni sono piuttosto rare, sia a causa
del costo elevato, sia perché non dà
le garanzie necessarie di inalterabilità
in lunghi periodi di tempo lì dove le resine
sono soggette all’azione di agenti atmosferici
esterni.
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