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Arsoli

Arsoli

A ridosso del Parco Nazionale d'Abruzzo, tra i Monti Simbruini e i Sabini, nella Valle del Bagnatore in cui scorre l'Aniene, alle pendici dei Monti Lucretili troviamo Arsoli, antico insediamento degli Equi durante il V-IV secolo a.c. Intorno al III secolo a.c. i Romani conquistatori vi portarono numerosi coloni che chiamarono la città arxula, «piccola rocca».

Ai primitivi abitanti sconfitti fu concessa la cittadinanza romana, ma senza diritto di voto. La notevole abbondanza d'acqua della zona permise la costruzione degli Acquedotti Claudio e Marcio, che nel I Secolo d.c. risolsero in parte i problemi idrici di una Roma assetata e in continua espansione. Con la decadenza dell'Impero Romano e le successive invasioni barbariche, il territorio si spopolò e fino agli ultimi anni del X secolo non si hanno più notizie dell'abitato.

Le prime riappaiono nel 997, quando viene citato un castello chiamato Arsule, di proprietà dei benedettini di Subiaco. San Benedetto vi aveva costruito uno dei suoi dodici monasteri, quello di Sant'Andrea, raso poi al suolo dai Longobardi. Ricostruito come castello, Arsoli fu ceduto nel 1280 dai Benedettini alla famiglia dei Passamonti, cui apparteneva il famoso condottiero Amico d'Arsoli, che si batté con straordinario coraggio a difesa della Repubblica di Firenze attaccata dal principe d'Orange.

Proprietà degli Orsini e poi dei Colonna, il feudo passò agli Zambeccari. Questi ricevettero un paese 'svuotato' dalla peste e dalle truppe di Carlo V, che vi avevano creato una piazzaforte. Nel 1574 il possedimento fu venduto ai Massimo, una delle più antiche e stimate famiglie dell'aristocrazia romana, che ne decisero l'acquisto su consiglio di san Filippo Neri, amico e confessore di famiglia. I nuovi proprietari si preoccuparono subito di migliorare le condizioni dei cittadini e di restaurare il Castello e la Chiesa di San Lorenzo, la più grande del Paese, che nel 1579 ospitò l'assemblea che preparò lo Statuto del 1584 concesso dai Massimo. Vennero costruiti l'Acquedotto di Fonte Petricca e la Fontana di Piazza Valeria.

La terribile pestilenza del 1656 non risparmiò Arsoli, i cui abitanti in soli tre mesi furono ridotti da 900 a 145.
I Massimo tuttavia non si persero di coraggio e, impiantando una serie di attività come la lavorazione della pelle, della lana e dell' argilla, riuscirono a ripopolare il paese. Creati prima marchesi e poi principi, i membri di questa illustre e generosa famiglia ricevettero l'onore delle visite di Giacomo III d'Inghilterra, che fu ospite del Castello di Arsoli nel 1733, e di papa Gregorio XVI, che vi si recò nel 1834. Nel 1938 il principe ereditario Umberto di Savoia sostò ad Arsoli durante una visita alla cugina Adelaide di Savoia Genova che aveva sposato il principe Leone Massimo.

Attualmente il Castello Massimo, che risale al IX secolo, è a disposizione di tutti gli eredi Massimo che gentilmente ne consentono la visita. Dopo l'armistizio che segui il secondo conflitto l' edificio fu occupato da un comando tedesco, che vi rimase fino al giugno 1944.
Nel corso dei secoli, il Castello è stato ristrutturato più volte. L’intervento più importante è stato eseguito da Giacomo della Porta, che ha lasciato la sua impronta soprattutto nella Chiesa del Santissimo Salvatore compresa nel complesso del Castello e impreziosita da una tela attribuita al Domenichino.

Da ricordare anche Marco Benefial, un pittore di scarsa fortuna in Roma, ma che ebbe successo dal resto dell’Italia, fu chiamato nel 1774 ad eseguire nel Castello un ciclo di affreschi rappresentanti le quattro virtu cardinali.

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