Palombara

Palombara

Nella bassa Sabina, su un colle alle falde del Monte Gennaro, massiccio calcareo che raggiunge i 1271 metri di altezza, sorge Palombara, il cui abitato è dominato dal Castello dei Savelli Torlonia, di fondazione medievale ma rimaneggiato nel XVI secolo. Il borgo antico ha una struttura concentrica che si sviluppa intorno al Castello, con una miriade di strade strette, serrate e dall'andamento curvilineo, che avevano lo scopo di renderne difficile l'espugnazione da parte dei nemici; la parte nuova dell'abitato si è formata più in basso, vicino alla piazza principale.

Il toponimo ha origine dal termine 'Palombara (dal latino palumbus, «colombo»), costruzione rurale utilizzata per l'allevamento dei colombi, molto diffusa in tutto il Lazio. Nel 1872 fu stabilito con regio decreto di aggiungere al nome di Palombara l'aggettivo Sabina.
Il sito sorge probabilmente su quello dell'antica Cameria (mentre secondo un'altra ipotesi sorgerebbe sul territorio di Regillum). Di Cameria parla Tito Livio come di una delle più antiche città latine. Quando i re furono cacciati da Roma, Cameria si schierò dalla parte dei Tarquini;
conquistata dai Romani intorno al 492 a.c., fu distrutta e scomparve.

Il ritrovamento dei resti fossili del cosiddetto 'Uomo di Cretone', conservato al Museo Etnografico Pigorini di Roma, può far ipotizzare che gli insediamenti in questa area siano di età ancora precedente.
Nel primo Medioevo l'Abbazia di Farfa aveva un'influenza quasi esclusiva sulla Sabina, ma intorno all'VIII secolo anche l'Abbazia di San Giovanni in Argentella cominciò ad esercitare una certa autorità. Tutta l'area era infestata dai Saraceni, che nell'890 erano dediti a scorrerie di ogni tipo e che fecero di Farfa la loro base. Il fatto che sia testimoniata per quell'epoca la diffusione a Palombara del culto di san Biagio, considerato il protettore delle popolazioni minacciate dagli infedeli, confermerebbe l'ipotesi di una prolungata permanenza dei Saraceni anche in questo paese.

Una bolla di papa Giovanni XIX del 1029 contiene per la prima volta il riferimento a Columbaria, nome usato per indicare il feudo dei discendenti del duca longobardo Alberico, gli Ottaviani, che avrebbero a lungo dominato il paese e che diedero avvio al loro predominio con Giovanni de Crescenzi Ottaviani. Essi riuscirono a guadagnarsi una certa autonomia dalla Santa Sede, tanto da farsi chiamare reguli (piccoli re), titolo che non fu adottato in nessun'altra signoria laziale, a eccezione di Palombara, la quale lo mantenne fino al 1599.

Nel XIII secolo, non è chiaro in quali circostanze, il feudo passò alla famiglia Savelli, che riuscì a estendere il suo potere fino a diventare feudataria assoluta del territorio per tutto il XIV secolo. Il Castello di Palombara vantava prestigio e notorietà che andava ben oltre i confini della città. Papi, antipapi e imperatori, tra cui Enrico IV e Federico Barbarossa, furono ospiti al Castello. La signoria dei Savelli trascinò Palombara in una serie di vicende molto spiacevoli e piuttosto violente che culminarono con la pubblica ammenda fatta a Roma da Giacomo Savelli per aver favorito la banda di Tiburzio e Valeriano di Maso, i quali con la sua complicità avevano fatto di Palombara la base per i loro delitti. Successivamente, tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, i Savelli si allearono con i Colonna contro gli Orsini e furono questi ultimi ad avere la meglio, anche se solo per un breve periodo, favoriti da papa Alessandro VI.

La guerra fra papa Paolo IV, alleato dei Francesi, e gli Spagnoli del duca d’Alba coinvolse pesantemente Palombara, che venne in gran parte distrutta nel 1556. Tra alterne vicende i Savelli rientrarono in possesso di Palombara, ma nel XVII secolo il tracollo economico li costrinse a rinunciare al feudo, che passò ai Borghese. Al breve periodo di amministrazione francese (1809-1814) segui la restaurazione pontificia nel 1816. Nel 1870 Palombara Sabina si costituì in Comune e nel 1900 venne collegata alla linea ferroviaria Roma-Sulmona.

Palombara è un centro agricolo e commerciale abbastanza attivo nella produzione di olio e frutta. Da menzionare l’industria delle acque gassate. Non trascurabile è anche l’apporto del turismo all’economia della cittadina.
Merita una visita la Collegiata di San Biagio, la cui struttura originaria risale all’XI secolo, ma che fu poi radicalmente ristrutturata. All’interno si può ammirare tra l’altro la Madonna della Neve, attribuita ad Antonio da Viterbo, pittore del XV secolo. La Chiesa dell’Annunziata, sulla via Palombarese; risale al 1507 e conserva un’annunciazione attribuita ad Antoniazzo Romano. A 2 Km dall’abitato si trova l’Abbazia di San Giovanni in Argentella, la cui esistenza è attestata già nel X secolo ma che risale nel suo complesso all’età romanica (probabilmente alla prima meta del XII secolo).

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