Sambuci

Come per molti altri paesi della valle dell'Aniene, Sambuci vede le sue origini legate all'affermarsi dell'ordine benedettino nel Lazio e in particolare alla storia dell'abbazia di Subiaco. La prima notizia documentata dell'esistenza di un insediamento nella zona in cui oggi sorge Sambuci è infatti il General Privilegio con cui il papa Nicolò I confermava all'abate Leone di Subiaco tutti i beni del monastero sublacense e tra questi anche " sambuci. cum  ecclesia sancti thomae. in desertis posita." Il Privilegio è databile tra l' 858 e l' 867 d.C.

In un ulteriore documento del 971 d.C. troviamo mensonato il fundum Sambuculum. Sambuci passò per alcuni anni tra i possedimenti dell'abate Leone di San Cosma e Damiano di San Cosimato.

A riportare il fundum Sambuculum  tra i possedimenti dell' abbazia sono ancora le cronache sublacensi del 1501 d. C. e un'iscrizione del 1502 nel chiostro del monastero di Santa Scolastica.

Tra il XII e il XIII secolo la Valle dell'Aniene venne segnata dalle incursioni dei tiburtini, dei campani, delle truppe di Federico Barbarossa e di Corrado Antiochia, impegnati nella lotta contro lo Stato Pontificio.

Dal XVI secolo la storia di Sambuci si identificò con quella del suo Castello che con casupole e terreni passò sotto il governo di numerose famiglie nobili laziali.

Nel 1878 il Castello fù definitivamente acquistato da Don Girolamo Theodoli, figlio della marchesa Laura.  I Theodoli, signori anche di Ciciliano e San Vito Romano, incentivarono il lavoro nei campi e promossero la costruzione di mulini per l'olio e il grano.

Con regio decreto del 1926 Vittorio Emanuele III riconobbe il titolo di Marchese di Sambuci a tutti i primogeniti  discendenti da Alberto, figlio di Girolamo Theodoli.

Tra il 1943 e il 1944  Sambuci subì l'occupazione delle truppe tedesche che si stanziarono nel Castello nascondendo i carri armati nel parco. Negli anni sessanta le propietà dei Theodoli, vennero vendute ad una società immobiliare per poi essere riacquistate dal Comune nel 1991.