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Vicovaro

Vicovaro

Vicovaro sorge a destra del fiume Aniene, accanto al Parco Naturale dei Monti Lucretili. Il suo nucleo originario risale all'epoca degli Equi, come è testimoniato dai resti della doppia cerchia di mura. I Latini la chiamavano Varia, e fin dai tempi più antichi presidiava la Via Valeria. Gli Equi non l'abbandonarono mai, neanche dopo essere stati sconfitti dai Romani. In età imperiale, varia continuò a mantenere una sua autonomia e fu inclusa nel distretto laziale, che inglobava gli Ernici, i Volsci, gli Ausoni e i Rutuli.

Sottomessa da Furio Camillo, varia divenne un villaggio sperduto nel vasto territorio appartenente alla Roma Repubblicana. Nel 589 ricomparve con il nome di Vicus varius durante le incursioni dei Longobardi. Alla fine dell' Alto Medioevo, papa Giovanni X contrastò le incursioni saracene e restituì una certa tranquillità a tutto il territorio. Nel 1190 papa Celestino III regalò Vicovaro agli Orsini, che con una serie di opere pubbliche concorsero a dare al paese il periodo di maggiore benessere e splendore. Lo splendido Palazzo Baronale da loro realizzato ospitò uomini illustri, tra cui, verso la fine del XV secolo, papa Pio II Piccolomini.

Presso il Palazzo, nel 1493, si incontrarono papa Alessandro VI Borgia e il re di Napoli Alfonso II, decisi a contrastare le mire espansionistiche di Carlo VIII re di Francia. Fra alterne vicende gli Orsini, dopo il pontificato di Paolo IV, riacquistarono il Castello e ne mantennero il possesso fino alla fine del XVII secolo, quando esso fu venduto ai conti Bolognetti di Bologna. Costoro, tuttavia, non legarono mai con la popolazione locale e, quando il casato si estinse, il Comune incamerò molti dei loro beni. Degne di nota sono la Chiesa di Santa Maria e la Chiesa di San Sabino, quest'ultima edificata sui resti di un'antica casa romana.

La Chiesa di San Salvatore possiede una piccola cappella goticheggiante e un arco aragonese in tufo peperino. La Parrocchiale di San Pietro, opera dell'architetto Girolamo Theodoli, fu costruita nel 1755 in stile barocco per volere dei Bolognetti ed è munita di due campanili di disegno borrominiano. La Chiesa di San Giacomo, edificata a metà del XV secolo da Domenico di Capodistria e da Giovanni Dalmata, è forse uno degli ultimi esempi di arte dalmatoistriana in Italia. L'economia del paese è basata sulle industrie che si sono andate sviluppando in tutto il territorio, garantendo numerosi posti di lavoro agli abitanti.

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